venerdì 9 settembre 2011

...sul ddl costituzionale che abolisce le Province

Venerdì 9 settembre 2011,
Dire che ci sorprende il silenzio assordante di una certa politica (di destra e di sinistra) e l'incapacità strutturale della stessa di prevedere e comprendere i profondi cambiamenti che si prospettano nel nostro Paese e nella nostra regione nei prossimi mesi, sarebbe un'insostenibile bugia! Affermare che non ci colpisce l'incapacità di una certa informazione di fare – anche su periodi lunghissimi - una adeguata analisi delle esigenze di interi territori ed una severa critica della paralisi generale dell'iniziativa politica, sarebbe altrettanto falso! Per questo va accolto con attenzione il pezzo firmato ieri dalla brava e acuta Teresa Munari sui rischi di depotenziamento dello status di città metropolitana derivanti dal ddl costituzionale di recente discussione! Perché squarcia una cappa fatta di slogan e di nenie fastidiose che per nulla hanno arricchito negli anni la consapevolezza di una comunità che avrebbe dovuto assumersi le responsabilità di un cammino complesso e perché ha nascosto la pochezza di una classe dirigente non di rado senza idee! Proprio per questi motivi, non ci appare peregrina l'ipotesi che, affermando quanto sopra senza timore, a qualcuno prenda l'orticaria. Perché i tifosi che per tutta una partita hanno gridato a squarciagola inni e slogan, difficilmente ammetteranno che la propria squadra ha perso 5 a 0 perché ha giocato male o ha un brocco per allenatore e non perché è sfortunata. Tuttavia, chi ha compiuto una quota parte del lavoro necessario per raggiungere un grande obiettivo, ha il diritto di dire la propria. E noi lo facciamo!

Più di due anni son passati dal successo politico più rilevante di Scopelliti e della sua amministrazione, ma nulla è seguito per rendere questa grande conquista una realtà! Eppure, mentre un Governatore reggino si impegnava (e si impegna!) seriamente a cambiare la Calabria, a nessuno (o quasi!) di quelli rimasti in riva allo Stretto è venuto in mente che Reggio avrebbe potuto ricostruire la propria leadership nella regione concretizzando lo status di città metropolitana!

Formula Sud – che ha prodotto due anni fa l'unico studio completo sulle città metropolitane consultabile gratuitamente! – ci ha provato! Ha da subito raccolto la sfida ed ha, da più di un anno, sollecitato i vertici delle Istituzioni reggine affinché attivassero il processo di confronto e di aggregazione tra i vari comuni della provincia. Ha chiesto che il Presidente della Provincia o, in subordine, il Sindaco della città capoluogo, assumessero da subito l'iniziativa di portare i sindaci del comprensorio reggino al tavolo del confronto e istituissero delle commissioni di esperti in grado di elaborare delle buone pratiche nei settori portanti quali trasporti, sicurezza, ambiente, burocrazia, innovazione e di costruire su di esse l'impalcatura generale della città metropolitana. Ha immaginato, insomma, che i rappresentati principali dei nostri territori interpretassero fino in fondo il loro ruolo di guida in un momento così complesso per il Paese! Ha dovuto prendere atto, però, che nulla é accaduto e che ci si sarebbe dovuti accontentare del riecheggiare irritante di proclami populistici da DC anni '50 quali quelli a difesa dei piccoli comuni a rischio scomparsa cui, però, non è stata preventivamente prospettata una formula di gestione integrata di servizi essenziali, bensì impalpabili solidarietà in sedi non idonee! E tutto, nonostante da anni si parli di razionalizzazione delle spese, di servizi consorziati, di unioni di comuni, di eccessivo sovraccarico di livelli istituzionali e di fine dei soldi pubblici!

Il ddl costituzionale con cui si aboliscono le Province e si istituiscono le cosiddette "aree vaste" (che tanto alle Province assomigliano!) - qualora mai completasse il suo lungo iter parlamentare - di per sé non abolisce espressamente le città metropolitane - compresa Reggio Calabria e le altre nove indicate nella legge di riforma del 2009! Tuttavia, ci offre uno scenario ben più fosco perché sottende la futura conflittualità tra due "contenitori vuoti" che mancheranno di un'impalcatura organizzativa ed amministrativa solida, capace di sostenere le Istituzioni stesse oltre che di dare risposte concrete alle esigenze delle comunità di riferimento

In più - e nessuno sembra averci fatto caso! – non essendo ancora ben definiti i criteri di costituzione di queste aree vaste (che non necessariamente, come per le città metropolitane, corrisponderanno ai vecchi confini provinciali), nessuno può sapere come si scomporrà e si ricomporrà l'attuale assetto territoriale della Calabria o prevedere il successo di iniziative quali i tentativi fatti in passato, da parte di Province a rischio cancellazione, di annettere territori confinanti (vedi Vibo con Rosarno o Gioia Tauro o San Ferdinando) pur di sopravvivere! O…più verosimilmente, per riaggregare  blocchi territoriali inediti su basi, interessi o compatibilità non necessariamente cristalline!

Questa terra merita una classe politica più adeguata! Che non disperda le conquiste fatte dalle amministrazioni passate e che renda tangibili e "collettivi" i benefici degli sforzi compiuti. Per questo, Formula Sud rivolge nuovamente l'invito a darsi da fare e si dichiara disponibile a sostenere con determinazione chiunque traguardi il proprio ruolo istituzionale agli obiettivi finora mancati!

Aver perso così tanto tempo, ignorando chi chiedeva di assumersi le responsabilità dell'impresa, è una colpa grave che tradisce un'inadeguatezza conclamata! Abbiamo superato lo choc di esser stati privati del capoluogo. Supereremo anche i sensi di colpa di esser stati responsabili dell'ennesima occasione perduta?

 

AMEDEO CANALE

Presidente Formula Sud

lunedì 22 agosto 2011

Lunedì, 22 agosto 2011

La complessità della situazione nazionale, unita ai drammatici indicatori economici ed occupazionali relativi al Mezzogiorno d'Italia ed alla Calabria in particolare, dovrebbero spingere le nostre classi dirigenti ad un approccio più "sostanziale" e meno superficiale alla risoluzione dei problemi all'ordine del giorno. A meno che, certi approcci - solo apparentemente superficiali - non celino disegni e obiettivi ben più complessi!

La proposta di Pino Galati di unificare le sedi della Giunta e del Consiglio Regionali allocandoli nella parte centrale della nostra regione, sulla scorta di argomentazioni particolarmente in voga in queste settimane, appare discostarsi dalla consueta accortezza di chi l'ha fatta ed ignorare la sgradevole assonanza con una condizione nazionale in profonda crisi di coesione sociale e territoriale!

Non me ne voglia il mio amico Galati – di cui apprezzo intelligenza e impegno - ma credo che non sia difficile rendersi conto di quanto sia pericoloso maneggiare un argomento del genere in un periodo di grande disagio per i nostri corregionali. Di come quarant'anni di regionalismo non siano riusciti a sanare un vulnus profondo che ancora oggi pone Reggio Calabria in grossissimo credito non solo con i centri di potere storici regionali, ma anche con i governi nazionali. Di come essi non siano riusciti ad evitare che le Calabrie fossero sempre più radicalmente TRE piuttosto che una, in un'esaltazione delle differenze tutt'altro che nobile e "disinteressata". Dunque, posto che in una fase di precarietà globale sono esclusivamente le politiche di rigore complessivo e le strategie di sviluppo a salvare un Paese e non certo i seppur decorosi e dovuti tagli alla politica, suggerirei a tutti di dedicarci a contribuire con maggiore incisività agli sforzi di un governo regionale che – oggi più di ieri! – deve rendere tangibili i propri intendimenti. E che – mi auguro – tra dieci anni, possa vantarsi di aver attivato meccanismi di sviluppo omogeneo e diffuso tali da rendere aree oggi depresse e decontestualizzate come la Piana di Gioia Tauro o la Jonica Reggina, piuttosto che ampie zone del crotonese o del cosentino…ingranaggi funzionanti e funzionali di un unico meccanismo capace di produrre ricchezza e coesione sociale, piuttosto che di drenare risorse!  E tali da colmare quei gaps che rendono ancora oggi necessaria la persistenza di "rappresentanze" istituzionali in luoghi diversi della nostra regione e inopportuno un confronto su un tema come quello sollevato!

La Calabria ha bisogno di una sanità che costi meno! Di un sistema di gestione ambientale e del territorio che costi meno! Di un apparato burocratico e anche politico che costino meno (e producano di più)! Di una condizione generale di vita che, per essere veramente civile, sia determinata da servizi adeguati e che costino meno! Non certo di iniziative che sarebbero devastanti per l'economia quotidiana e familiare di centinaia di impiegati regionali anche se, a dire di qualche "interessato" dirigente regionale, si suppone possa produrre un risparmio per l'Ente!

Così come non ha bisogno di un'altra stagione del sospetto e della diffidenza in cui ognuno si senta autorizzato a ipotizzare che esistano saldature traversali tra poteri di alcune province a discapito di altre, traguardate a scardinare l'operatività di governi locali incardinati, viceversa, su un'idea unica di Calabria !

Da calabrese, se proprio dovessi fare una proposta provocatoria, chiederei a Scopelliti ed alla sua squadra di garantirci un periodo sostenuto e tangibile di buongoverno, per rendere finalmente la nostra regione più coesa e solida. Di trasformare le tre Calabrie in un'unica entità equamente sviluppata seppur diversamente forte nelle sue varie articolazioni geografiche e territoriali! Chiederei di sfruttare al massimo il privilegio di avere illustri uomini di governo - che possono e devono fare meglio di chi li ha preceduti! - incalzandoli nel tutelare la nostra terra in un momento in cui le regioni forti "mangiano" le deboli all'insegna di un federalismo ancora incompiuto! Chiederei loro di non sprecare l'opportunità che il popolo calabrese gli ha dato un anno fa e di elevare ancora di più il livello di governo! E…se proprio si deve partecipare ad un referendum, suggerirei di armarci tutti del dovuto rigore e di una solida libertà di scelta personale e di attendere le prossime elezioni. Quelle sì, un referendum vero!

Oggi, francamente, credo sia il tempo di evitare distrazioni! Anche perché, rispetto alla scelta di un luogo nuovo e "centrale" per allocare i palazzi del potere regionale, oltre a ritenere - da reggino - salutare ed altruistico non applicarmici, giudico veramente difficile individuare parametri di valutazione adeguati! Non foss'altro perché sicuro che, se per esempio dovessimo iniziare da quelli di buon senso, la partita sarebbe già bella che chiusa prima di iniziare!

                                                                                                                                                                                                          AMEDEO CANALE

                                                                                                                                                                                                     Presidente Formula Sud

 








giovedì 11 agosto 2011

GIOVANI CALABRESI E ISTITUZIONI DOPO I RISULTATI INVALSI

Giovedì 11 agosto 2011
Ho seguito con molta attenzione, negli ultimi giorni, le diverse reazioni agli esiti dei test INVALSI. Chiaramente, ciò che ha fatto più scalpore è la "provocazione" dell'assessore veneto che ha messo in dubbio la reale consistenza dei  110 e lode assegnati ad alcuni alunni dei nostri istituti superiori. Tuttavia, prima di affrontare proprio questo aspetto, vorrei segnalare la disarmante assenza della politica rispetto alle risultanze dei rilevamenti pubblicati ed ai contenuti delle stesse. Quasi che non si parlasse della tanto strombazzata "futura classe dirigente" della nostra terra e, soprattutto, quasi che l'aspetto posto più in rilievo - quando ci si è occupati di Calabria - non fosse la presunta propensione dei nostri ragazzi alle furbizie e al ricorso alle "scorciatoie". Quasi che, in buona sostanza, non si fosse conferita ufficialità alla rappresentazione di un'intera comunità (a partire dal segmento che dovrebbe essere meno "compromesso moralmente" per motivi d'età!) dedita sin dall'adolescenza al culto del disprezzo delle regole, inculcato dai genitori ai figli e "istituzionalizzato" nelle aule scolastiche dal presunto permissivismo e dalla complicità degli insegnanti.

Adesso… che la società italiana – con picchi oggettivi nel Meridione – sia intrisa da decenni di una tendenza cronica ad eludere le regole e a ricercare raccomandazioni e spintarelle, non è una novità! Che però si voglia dare subliminalmente una delimitazione geografica alla cosa e la si voglia cristallizzare lombrosianamente come una caratteristica naturale nei calabresi di ogni età, è ridicolo! Ridicolo e offensivo per la realtà stessa delle cose che colloca, invece, il Nord efficiente e bacchettone alla testa delle classifiche dei peggiori eventi che hanno attraversato la nostra società! Si parla di malaffare, corruzione, disagio al Sud e contemporaneamente scoppiano gli scandali al Nord. Si militarizzano i cantieri dell'A3 e nel frattempo si scopre che le imprese lombarde, piuttosto che piemontesi o venete, trescano con i potenti proprio come in Campania o Puglia o Sicilia. Si sputa sui nostri Atenei e poi si certifica che il vero "familismo amorale" trova invece linfa vitale nelle Università del Nord con interi casati elevati al rango di professori. Si fanno reportages sul disagio sociale nelle zone più arretrate della Penisola mentre - solo per completare i quadro! - le ridenti valli padane sono teatro degli omicidi più efferati ed inspiegabili.

Detto questo, veniamo alle esternazioni dell'assessore veneto! Esse hanno "rilevanza zero" fino a quando qualcuno non decide di dar loro dignità di intervento politico. Purtroppo, un qualcuno dal carattere eccessivamente disponibile ed incline al dialogo, in perfetta buonafede, ha pensato di farlo e si è spinto addirittura a sperare che un fiore possa nascere dal letame sparso a piene mani. Si è premurato di contattare la gentildonna e, al termine di una conversazione di cui ignoriamo i contenuti, ha auspicato addirittura una visita "verificativa" ed un gemellaggio, quasi che stessero interloquendo due comuni pedemontani o che - se a stringerlo sono due Provincie - il patto potesse apparire a noi tutti meno "provinciale".

Su questa iniziativa, lo dico con grande rispetto del caro Peppe Raffa, mi sento di dichiararmi pubblicamente contrario! Perché, purtroppo, la questione non si risolve con un paio di visite istituzionali e con un "cheeees", sorriso per la stampa! Essa è di una complessità notevole e mi spiace che sfugga ai più!

Sorvolando, infatti, sul razzismo latente che questi signori hanno nei confronti dei meridionali, la vera posta in gioco non è certamente la primazìa in una qualsiasi classifica, bensì qualcosa di più concreto e meno terra terra!

Parliamo degli accessi alle migliori università del Paese (comprese quelle venete) ove vige il numero chiuso ed il voto di maturità è determinante. Parliamo del sistematico tentativo di dequalificazione di una classe docente meridionale che si vuol far passare come troppo permissiva e spesso poco competente, solo per impedirle di essere immessa in ruolo e sedere dietro le cattedre degli istituti del Nord (a esclusivo beneficio degli insegnanti settentrionali). Parliamo del diritto alla libera competizione nei concorsi pubblici dove titoli ( e voti ) contano molto ai fini non solo del risultato, ma anche della partecipazione agli stessi. Parliamo del diritto alla libera circolazione sul territorio italiano di donne e uomini che desiderano mettere in gioco le proprie capacità e competenze su base nazionale e non locale. Parliamo dei diritti di base di uno Stato unitario che non posso essere messi in discussione da interventi apparentemente sconclusionati, ma in realtà frutto di ben più articolati e sedimentati sentimenti.

Quindi, ci penserei cento volte prima di invitare chicchessia a venire a fare visita ai nostri istituti, quasi si avesse la necessità di dimostrare che anche noi siamo civili e che lavoriamo secondo le regole.

A meno che non si tratti del Ministro Gelmini e la si solleciti a verificare - per il tempo necessario! - insieme ai suoi ispettori, lo stato dell'Istruzione in Calabria al fine di far finalmente capire a tutti i calabresi se i nostri insegnanti (seppur non avulsi dal contesto sociale in cui operano!) stanno formando le brillanti intelligenze del domani oppure se stanno allevando furbastri e cialtroni. E, possibilmente, di chiudere una volta per tutte una sgradevole querelle che si ripropone sulla stampa con cadenza annuale!

In assenza di ciò, dedicherei il mio tempo ad approfondire meglio i reali risvolti di un federalismo competitivo che al Nord è già dato per acquisito, mentre al Sud lo si considera ancora una sorta di leggenda. Compilerei in breve tempo una lista di interventi da fare nei nostri istituti superiori dopo anni di colpevole inedia di una certa politica e mi sforzerei di spiegare che la cosa più interessante da approfondire dei risultati INVALSI è che – al netto dei 110 e lode che rimangono comunque casi residuali in percentuale – il livello medio di istruzione delle regioni del Sud non è mai stato inferiore a quelle del Nord. E che questa "parità" i nostri ragazzi l'hanno sempre conseguita con una dotazione tecnologica e strutturale infinitamente inferiore a quella media del Nord!

Da assessore all'Istruzione a Reggio Calabria, insieme a Scopelliti, ho varato e sviluppato un piano per l'edilizia scolastica ( oltre a quello per il trasporto, mense, arredi e attività extracurriculari!) imponente. Oggetto di apprezzamenti a tutti i livelli; locali e nazionali!

Bene, invito tutti a ragionare se quelle ingenti risorse – resesi necessarie per riparare all'incuria di tutte le amministrazioni precedenti – io fossi stato libero di impiegarle in laboratori, innovazione e dotazioni tecnologiche. Sicuramente, avrei messo i nostri ragazzi nelle condizioni -  a parità di strumenti – di raggiungere i vertici di qualunque classifica!

 Ci penserei bene, dunque, dopo aver sbandierato a destra e a manca l'intenzione oramai stantìa di valorizzare le intelligenze della terra che fu Magna Grecia, a flirtare con chi le calpesta e mi impegnerei tempestivamente a colmare il gap che la nostra rete scolastica sconta rispetto a quelle del resto d'Italia e rilancerei una seria programmazione di interventi così come è stato fatto negli anni scorsi al Comune di  Reggio .

In fondo, cosa dovremmo fare vedere all'assessore veneto?

Che i nostri ragazzi studiano spesso in strutture inadeguate, a testimonianza del fallimento della nostra politica? Che per raggiungere le proprie scuole sovente uno studente impiega due ore all'andata e tre al ritorno? Che essi, nonostante tutto, emergono lo stesso? Dirle con convinzione che da una scuola fatiscente della jonica reggina, possono uscire non una, ma dieci grandi intelligenze? E, alla fine, provare a sperare che una donna che apre una polemica del genere possa ricredersi?!

Io apprezzo la buona volontà di chicchessia…ma dobbiamo capire che qui c'è in gioco il diritto a competere e a farlo secondo le regole!  Che nelle valutazioni pubbliche non possono essere introdotti parametri razziali! E che, fino a quando questo straccio di Paese sarà unito, tutte le persone con un minimo di dignità dovranno pretendere che il giovane africese, piuttosto che rosarnese o reggino possano tranquillamente competere e vincere l'accesso alle più prestigiose università italiane ed europee o il concorso per i posti più ambiti nella Pubblica Amministrazione, forti del valore insindacabile delle proprie valutazioni scolastiche e stracciando il figlio di un qualunque industrialotto veneto che, con una stentata licenza media, si è addormentato operaio per poi svegliarsi imprenditore e lobbista! Così come molti che oggi son classe dirigente in questo Paese!

 

AMEDEO CANALE

Presidente Formula Sud

mercoledì 13 aprile 2011

IL CREDITO AL SUD VERSO LA BANCA DEL MEZZOGIORNO


Nonostante aleggi ormai da molti mesi, sembra che nessuno della classe politica o imprenditoriale del Sud intenda prendersi la briga di approfondire e governare le fasi ( più o meno dilatate! ) di costruzione della futura Banca del Sud. Affrontare il tema del credito nel Mezzogiorno d'Italia è come discutere di carburante in un mondo in perenne mobilità e, al di là del solito refrain sull'opprimente presenza della criminalità organizzata, è praticamente incontestabile che il vero freno allo sviluppo di un'area così rilevante del nostro Paese sia proprio l'estrema difficoltà di accedere al credito e di sostenerne i costi. Nonostante ciò, sembra che nessun appartenente alla classe dei "decisori", al di sotto della Linea Gotica, ritenga degno di attenzione costante l'argomento, come se - ad esempio - interloquire con i piccoli e medi imprenditori  ( del Sud come pure del Nord )  e prospettar loro messi di incentivi o sgravi fiscali, sia sufficiente a strapparli dalle quotidiane difficoltà nel complesso rapporto con l'universo del credito e a metterli nelle condizioni di liberarsi dalle rigidità di un sistema finanziario meno flessibile del dovuto. E come se, oltre alle fasce imprenditoriali, commerciali o produttive in genere, ci si dimenticasse che esiste una platea di circa altri venticinque milioni di persone che assistono preoccupati all'evolversi di una crisi che sembra indulgere più del dovuto  tra il Lazio e la Sicilia. Se a questo aggiungiamo che ancora nessuno è riuscito ( o ha voluto! ) a spiegare in che modo un'operazione di oggettivo sentore statalista  ( la Banca del Mezzogiorno ) possa inserirsi, nel terzo millennio, in uno scenario di sviluppo nazionale ancora tutto da abbozzare ed ancor meno secondo quali criteri al vertice della stessa si immagini di collocare una figura di indubbia professionalità ed esperienza, ma di altrettana chiara provenienza "ideologica"…allora la prospettiva diventa veramente intellegibile.  Ancor più se si dichiara di voler pilotare la crescita futura del Sud attraverso una Banca che del Mezzogiorno, ad oggi, porta solo il nome.

Ad onor del vero, però, affrontare il problema senza prendere atto che, sullo stato generale del credito nel Mezzogiorno, hanno inciso con perversi meccanismi a catena le politiche assistenziali e clientelari degli ultimi trentacinque anni, sarebbe un gravissimo errore. Così come un gravissimo errore sarebbe pensare che lo Stato ( direttamente o indirettamente ) possa oggi porvi rimedio sovvertendo le regole di un mercato con cui il Sud e le sue categorie produttive, invece,  si devono confrontarefino in fondo e  in termini moderni. Recuperando il più possibile all'economia legale quella gigantesca chiazza di "sommerso" che si staglia sul mondo del lavoro meridionale; acquisendo margini maggiori di aderenza alla legalità; riequilibrando il rapporto banche/imprese rispetto alla condivisione del rischio, per sbloccare un motore che gira ormai da troppo tempo a folle.
Quindi, tenendo ben presente il fatto che non può esistere un'economia legale senza un utilizzo ampio delle risorse bancarie che si fondi su garanzie certe, ma anche su fiducia e percezione del ruolo sociale svolto dagli istituti di credito, oggi più che mai serve una revisione seria dell'impostazione che le classi dirigenti meridionali si sono date negli ultimi decenni nella gestione della cosa pubblica e del rapporto pubblico/privato, immaginando al più presto di trovare meccanismi fiduciari condivisi che permettano a tutti gli attori principali del nostro Paese di rimettere in carreggiata una macchina pericolosamente prossima all'uscita si strada!

AMEDEO CANALE

martedì 1 febbraio 2011

...sul Porto di Gioia Tauro.

Le iniziative che si rincorrono in questi ultimi giorni a proposito della difficile situazione del Porto di Gioia Tauro, oltre a tratteggiare uno scenario preoccupante per il Terminal calabrese, evidenziano i riverberi di strategie complesse tese all'isolamento di un'intera porzione di territorio nazionale.

La politica, stentando ad offrire soluzioni o tracciare ipotesi di intervento che appaiano realizzabili se non addirittura tangibili, certifica non solo lo scollamento quasi irreversibile tra il territorio e i centri decisionali nazionali, ma anche un'incapacità endemica di riempire tempesivamente di contenuti operazioni di grande portata quali la sottoscrizione da parte del Presidente Scopelliti di un'APQ di quasi quattrocentosessanta milioni di euro.

Quando nel 1995 fu avviato il Terminal Container a Gioia Tauro, da subito fu evidente che, rispetto ad altri porti concorrenti, quest'ultimo aveva una marcia in più in quanto fisicamente legato all'Europa. Infatti,  le merci sdoganate in Calabria, erano merci che si trovavano già fisicamente in Europa! La mancanza di una visione strategica nazionale, legata ad una corretta concezione logistica ed intermodale del porto e del retroporto foriera di uno sviluppo del collegamento ferroviario tra la Calabria ed il Nord Europa, ha certamente giocato a sfavore della crescita di Gioia. Nonostante fosse noto a tutti che, mentre in altri paesi la competitività dei Terminal (soprattutto quelli africani) era dettata dal basso costo della manodopera e dalle ridotte tasse portuali, per il nostro porto essa poteva reggersi solo su una strategia che puntava a fare di Gioia Tauro il "porto europeo" del Mediterraneo.

L'assenza – come dicevo - di una visione logistico-intermodale traguardata allo sviluppo dell'infrastruttura e le gravi responsabilità delle Ferrovie dello Stato che, di fatto, hanno completamente abbandonato tutto il Sud, ha determinato un irrecuperabile gap nella realizzazione di quei collegamenti ferroviari che, trasferendo via treno i containers in Europa, avrebbero fatto certamente la differenza tra lo scalo calabrese e gli altri scali del Mediterraneo.

Detto questo, provando a sintetizzare l'esposizione di criticità e proposte, ritengo vadano sottolineati alcuni punti!

In questi anni non si è stati in grado – o non si è voluto! - sviluppare una adeguata concorrenza tra operatori portuali e marittimi accettando, dopo che la Maersk ha lasciato Gioia Tauro per andare a Port Said, che la MSC restasse in regime di monopolio permettendosi periodicamente di dettare condizioni rigidissime. Nessuno ha seriamente affrontato il problema delle concessioni demaniali, causa del venir meno di una stretta interrelazione tra la concessione stessa ed i risultati (obiettivi da raggiungere) e, quindi, dell'obbligo per il concessionario di dimostrare di essere in grado di poter conseguire - pena il ritiro della concessione! - i livelli di operatività e crescita previsti. Medcenter ne è un esempio; tanto che si è consentito ad una sola società di rimanere unico terminalista in un porto così strategico per l'economia calabrese e nazionale, senza alcuna garanzia di tutela. Nessuno ha approfondito il perchè ad altre società come Evergreen (adesso operante su Taranto) sia stata negata la possibilità di creare un secondo terminal in una diversa parte dell'area portuale, facendo venir meno la possibilità di avere più terminalisti nella stessa area in regime di concorrenza. Nessuno ha preso nota di quanti altri operatori o investitori avrebbero volentieri scommesso sul retroporto oppure indagato sul perché una importantissima multinazionale cinese ( nonostante la garanzia di impiego di copiosa manodopera locale) sia fuggita allorquando, nelle trattative, è stato chiesto che il managment della società venisse scelto a livello politico locale. Nessuno si è interrogato sul perché si sia data la possibilità a Contship di poter gestire tre terminal portuali nello stesso Paese (La Spezia, Cagliari e Gioia Tauro) e soprattutto di avviare insieme a MSC la creazione del porto che oggi sta diventanto uno dei massimi rivali di Gioia Tauro nel Mediterraneo : il Porto di Tanger Med. Nessuno si è premurato di dire che la stessa società Contship ha inviato un giovane e bravo ingegnere calabrese, formatosi nella Medcenter di Gioia Tauro, quale Amministratore delegato del Porto di Tanger Med fino al maggio 2009 e dove ha seguito lo start up a Tanger 1. O che lo stesso ingegnere, dal maggio 2009, è stato destinato a gestire il Terminal di Cagliari che,  a detta di Eurogate, sta andando sempre meglio! Verrebbe da chiedersi a discapito di chi…se non sapessimo che gran parte dell'attuale traffico su Cagliari prima era su Gioia Tauro!

Cosa serve?!  Servono scelte politiche coraggiose nell'individuazione del managment dell'Autorità Portuale, ricercando figure altamente qualificate e professionalmente inserite nel settore specifico; con una padronanza assoluta delle lingue e non scelte esclusivamente tra figure locali  (che obbediscono spesso a logiche politiche!) quasi sempre lontanissime da un mondo (il transhipment) che ha una connotazione di carattere mondiale ed internazionale. Personale altamente specializzato e esperto, capace di gestire una situazione critica come quella in atto e, soprattutto, dotato delle necessarie conoscenze per rendere attrattivo il Porto.

Urge anche – ma non solo! - ridurre i costi delle tasse. L'aiuto dello Stato può contribuire in un lasso di tempo temporalmente ridotto a richiamare l'attenzione sul Porto, ma è chiaramente necessario pensare ad una soluzione strutturale dei problemi con obiettivi a medio e lungo termine. Bene, dunque, spingere per un intervento sul costo del lavoro o sulle tasse di ancoraggio o sulle accise sui carburanti; ma senza dimenticare che la partita si gioca puntando seriamente sulle peculiarità che distinguono Gioia Tauro da tutti gli altri porti e iniziando, per esempio, a pretendere una linea ferroviaria dedicata che consenta in una notte il trasferimento dei container , via treno, dalla Calabria al nord Europa. E' necessario, poi, riaprire le trattative con gli operatori marittimi e terminalisti e favorire l'arrivo a Gioia di altri operatori mondiali, ricordando sempre che questi non si spostano da una parte all'altra del Mediterraneo sol perché si abbassano i costi delle tasse portuali. E' opportuno avviare un confronto serrato con MSC e Contiship che, negli ultimi tempi, su alcune importanti questioni, stanno "alzando il prezzo" e danneggiando  - a mio avviso - anche l'immagine del Porto stesso. E serve che lo si faccia con decisione mettendo sul piatto, se necessario, anche la risoluzione della Concessione. Serve una seria verifica - con i sindacati e le forze sociali - per capire se la denuncia dell'Armatore Aponte sull'assenteismo e la riduzione delle presenze dei dipendenti al terminal sia fondata o strumentale; tenendo sempre in debita considerazione l'impegno determinante che proprio i lavoratori hanno profuso allorché fu avviato il terminal container nel 1995.

Ma, in conclusione, giova tener bene in conto il fatto che Gioia Tauro è un porto posizionato solo fisicamente in Calabria. E che esso non risponde fino in fondo a nessuna delle logiche locali. Al contrario, esso dipende da meccaniche legate a processi che si sviluppano dall'altra parte del globo e che sono in continua evoluzione perché frutto di contesti vorticosamente globalizzati.

 

 

 

 

AMEDEO CANALE

venerdì 7 gennaio 2011

...ancora sul ricambio generazionale!

Noto con piacere che la disponibilità di alcune importanti testate a pubblicare alcune mie riflessioni in merito al discorso di fine anno rivolto dal Presidente della Repubblica ai giovani italiani, ha permesso che si aprisse un dibattito che, ancor prima che gratificante per la disponibilità dimostrata da chi ha voluto alimentarlo nello spendere del tempo per leggermi, ritengo possa senza dubbio considerarsi qualificato e salutare.

Qualificato, perché mi sembra che ad intervenire siano state quelle che valuto tra le migliori espressioni di una giovane generazione di calabresi impegnati nella vita pubblica ed in posti di grande responsabilità; salutare, perché ha squarciato la coltre di qualunquismo che permea da tempo la politica nazionale e locale, facendo scadere il livello del confronto pubblico sui principali temi di rilevanza generale in maniera progressiva e preoccupante e relegando lo stesso ad interventi ripetitivi, stucchevoli e privi di analisi o proposte. Interventi che, a qualunque osservatore col "minimo sindacale" di scolarizzazione, non possono che presentarsi come stralci di panegirici fatti in serie per questo o quel leader o minileader di riferimento e che, invece, nulla aggiungono ad un ragionamento collettivo che dovrebbe esaltare, di contro, le intelligenze migliori e le loro idee; riducendo così lo spazio per iniziative dirigistiche che, oltre a non corrispondere fino in fondo ad un sentire diffuso e democraticamente percepito, trasformano delle normalissime decisioni verticistiche in attività messianiche ed infallibili.

Coloro i quali, fino ad oggi, hanno voluto dire la loro sulla carta stampate e sul web, invece, si son dimostrati apprezzabilissimi interlocutori. A differenza di aspiranti capitani di ventura acquattati nel buio della loro ignorante pochezza e latitanti dalle scene che vorrebbero calcare da protagonisti!

Da punti di vista diversi, Massimiliano Ferrara, Luigi Tuccio, Massimo Canale, Daniele Romeo hanno, ognuno partendo dalla propria esperienza e dalle proprie aspirazioni, recuperato un pezzo di un tema tanto attuale quanto – ahimé! - sfilacciato ed usurato dal continuo utilizzo che i politici di oggi e di ieri ne hanno fatto e ne fanno con grande disonestà.

E lo hanno recuperato con la serietà e la sincera abnegazione di chi, quotidianamente, assolve con passione e con successo al proprio dovere professionale o politico. Indipendentemente dalla natura di esso o dalle rispettive estrazioni partitiche.

Tuttavia, la specificità degli intervenuti ed il loro curriculum di studi, ci consegna un quadro di riferimento tutt'altro che confortante, laddove si consideri che essi rappresentano una quota residuale dell'intera, cosiddetta, nuova "classe dirigente" calabrese. Una percentuale minoritaria di qualcosa che non si lascia sfuggire occasione per dirsi rinnovata e riqualificata, ma che rifugge con pervicacia – quasi come Goebbels che metteva mano alla pistola quando sentiva parlare di cultura! - la partecipazione ed il confronto. Una fetta piccola piccola , seppur apprezzabilissima, di un più ampio segmento sociale cui è stata affidata la cosa pubblica e la sua gestione futura, senza però immaginarlo alle prese con le rigidità e le pretese di un'inevitabile, difficile stagione federalista.

Ferrara, nel suo scritto, rilevava la necessità di "creare una fitta rete, un network di relazioni umane, culturali, di feed-back sociale, fortemente intrisa di esperienze valoriali che si ispirano ad un Moloch del terzo millennio fatto di forti ideali, principi, visti come neo-dettami di una necessaria e quanto mai indefettibile "etica delle responsabilità".

Aggiungeva poi un acutissimo quesito in merito alle reali ragioni che spingono i nostri giovani ad abbandonare le nostre terre; ipotizzando che non le si possa ricondurre esclusivamente alla sfera "dis-occupazionale" e che, invece, le si debba ancorare alla sistematica negazione dei concetti di merito e di qualità.

Ecco…io – che con la fondazione FORMULA SUD mi sto occupando ormai da mesi dell'argomento - condivido pienamente entrambe le asserzioni! Così come condivido la durezza acerba di Daniele Romeo nei confronti di una classe parlamentare autoreferenziale (destinata, a quanto si sente, a subire un ricambio "a gettone" che la renderà peggiore di quella attuale!); lo slancio partecipativo e popolare di Massimo Canale; le amare considerazioni di un assennato coordinatore di partito come Luigi Tuccio.

Ma prendo tristemente atto – senza voler dare responsabilità a chicchessia! - che tutto ciò non produce sintesi!

Prendo tristemente atto che si è in presenza di una disarticolazione sedimentata e forse irreversibile di questo fronte di "giovani sensibilità" che proprio non ce la fanno ad essere compatti nel creare un sistema di riferimento valoriale solido ed impenetrabile, capace di promuovere e difendere il merito e la competenza; in grado di ricacciare indietro gli inadeguati limitando la competizione a chi dimostra di avere gli strumenti ed il desiderio per misurarsi e, non da ultimo, abbastanza forte da superare il più grande limite delle società meridionali: l'omertà!

Quell'omertà che produce ed alimenta l'illegalità che, dalle nostre parti, non è solo 'ndrangheta; ma mediocrità corrotta e diffusa, elevata a sistema e consolidata in posizioni di vertice.

Quell'omertà che, a differenza delle altre parti del paese, inibisce un cittadino perbene dal censurare chi deroga alle regole del vivere civile. Oppure dal denunciare un torto, un sopruso, un'estorsione.

Quell'omertà che deriva dal sapere tutto di tutti e dal temere (senza generalizzare…naturalmente!) che altri sappiano di noi!

Quell'omertà che inibisce noi, che sentiamo oggi il dovere civile e la pressante esigenza interiore di esprimere le nostre idee pubblicamente sottoponendoci al giudizio altrui, dal gridare senza timori  allo scandalo se, a diventare Onorevoli, Senatori, Rettori, Professori, Managers, Magistrati o Politici in generale, sono o saranno soggetti discutibili ed inadeguati. Chiacchierati o chiacchierabili. Ed a farlo indipendentemente da un immediato, diretto, personale interesse ma…piuttosto, in difesa di quel contesto generale di equità e di merito da più parti reclamato quale terreno di coltura per una società più giusta.

Io credo, in conclusione, sempre per recuperare un concetto emerso dagli interessantissimi scritti pubblicati negli ultimi giorni, che il ricambio generazionale debba esserci sia in termini anagrafici, sia in termini valoriali! E lo credo, perché noi uomini possiamo sovvertire tutto, tranne le regole della Natura! Lo credo perché né l'Italia né la Calabria possono sottrarsi ad esse! Lo credo, perché, prima o poi, molti statisti locali si renderanno conto che il successo di Cetto La Qualunque è anche un po' merito loro! Lo credo, perché - fino a prova contraria!!! - ho fiducia in chi, come Scopelliti, è stato eletto per cambiare le cose e le persone che da anni infestano i centri decisionali della nostra terra! Lo credo, perché so che chi mortifica oggi le qualità altrui per sollecitazioni o opportunità, sarà il primo a pagarne il prezzo domani! Lo credo, perché ho iniziato a fare politica per un'ideale e non per un'esigenza di scalata sociale!

                                                                                                                                       

                                                                                                       

                                                                                                                                                                             

                                                                                                 AMEDEO CANALE

 

lunedì 3 gennaio 2011

Napolitano: i giovani degli anni '20

L’appello di fine anno del Presidente della Repubblica, che tanto ha toccato le nostre sensibilità, pur nel suo sincero, elevato richiamo al ruolo fondamentale dei giovani nell’Italia di domani, propone un cliché ormai tristemente consolidato che giunge troppo a ridosso di una fase storica che vede un Paese cambiare alcune delle proprie regole fondamentali (vedi il contratto dei lavoratoti Fiat) senza un ruolo attivo proprio delle nuove generazioni.
In una momento di destrutturazione graduale dell’impalcatura su cu per decenni si è poggiata (non senza storture e privilegi!) l’Italia, il suo appello è frutto poco delle esigenze di protocollo presidenziale e molto di un’analisi politica di eventi sociali contingenti che i vertici dei partiti, invece, non hanno saputo interpretare a dovere e su cui non si sono veramente interrogati.
La questione del ricambio generazionale e della valorizzazione dei giovani è oggi un bluff gigantesco! Perché le nuove generazioni, nella quotidianità, si sono prevalentemente rassegnate ad attendere la “chiamata diretta” e a “dire sempre di sì ” e per il fatto che, proprio i giovani, quasi mai superano la fase della competizione sfrenata per mirare ad un cambiamento di sistema che migliori il contesto generale in ottica solidale e non individualistica. Oggi, infatti, di questa coscienza collettiva e nazionale di salvaguardia civica e civile, non c’è traccia e si procede più ad excludendum che in senso inclusivo, eludendo quegli ideali che proprio Napolitano ha richiamato.
Allora, credo sia importante capire quale sia stato il reale fattore ispiratore di quel discorso! Alto ed imparziale per quanto si voglia, ma profondamente politico in un momento in cui il Quirinale viene definito come “unica Istituzione disponibile ad ascoltare”.
Napolitano ha una storia politica e culturale che lo porta istintivamente a fiutare gli umori delle masse e a percepire la nascita di movimenti che possono avere una consistenza numerica e temporale non inficiabili dalle caratteristiche evanescenti e populistiche delle adunate elettorali. Egli sa che le novità in seno al sistema-lavoro provocheranno smottamenti che potrebbero iniettarsi in movimenti molto più dinamici e permeabili, come quelli giovanili e, dunque, generare consenso per chi li sostiene. Quindi, pur senza abbandonare mai equilibrio e  garbo e trovando anche il modo di fare un bel richiamo alla Calabria, assecondando la sua natura di uomo con una storia politica netta, dopo aver colto tutti momenti di confronto e di comprensione (vedi l’incontro con gli studenti che protestavano pacificamente contro l’approvazione della Riforma Gelmini) che gli si sono presentati, ha deciso legittimamente di elaborarli e di offrire tematiche forti alla prossima agenda politico-elettorale; sperando, a mio avviso, che a raccoglierle sia per prima la parte politica da cui egli stesso proviene e che da sempre (immeritatamente!) le rivendica. Non traccia, però, scenari definiti. Non ci spiega come l’appello alla legalità dei ragazzi di Reggio Calabria verrà coniugato con l’affermazione del merito. Non condanna in maniera precisa il mercimonio ormai palese di posti di responsabilità e di vertice nelle università, nelle aziende a partecipazione pubblica o l’acquisizione “a gettone” di candidature a vari livelli (parlamentare, regionale, provinciale). Non ci suggerisce, insomma, come favorire irreversibilmente l’acquisizione profonda, da parte delle nuove generazioni, del senso del merito e di rispetto supremo per esso! Ci dice come dovrebbe funzionare una società giusta che vuol bene a sé stessa (e di questo gli siamo sinceramente grati!), ma non ci indica (entro i propri limiti istituzionali!) esplicitamente le generalità di chi ha derogato e deroga alle regole basilari che la costruiscono giorno dopo giorno!
Non condanna adeguatamente i partiti di destra e di sinistra che si sono ridotti, in ispregio alla Costituzione che egli stesso incarna e garantisce in nome del diritto di rappresentatività del popolo italiano, ad agenzie di casting che rifuggono contenuti adeguati e privilegiano superficialità e bella presenza. Non invita gli emergenti di tutti i settori a guardare con maggior fiducia e meno spocchia ai loro coetanei!
Se avesse fatto questo, aiutando chi è stato distratto a farsi un’idea più precisa di chi ha meritato o demeritato nell’assolvere le proprie funzioni, allora avrebbe compiuto un ulteriore passo in avanti verso tutti i giovani italiani che attendono speranzosi di determinare il proprio futuro attraverso scelte oculate e consapevoli!
A chiusura di queste brevi riflessioni, per fare un esempio di quanto detto, basta osservare in queste ore come non vi sia traccia di tutto ciò nel flebile dibattito interno ai partiti e prendere come test l’età media dei candidati a sindaco delle prossime amministrative calabresi. Nella regione guidata da uno dei giovani più brillanti della politica italiana, ad oggi i dati ci segnalano che essa è abbondantemente prossima ai sessant’anni! La matematica, a differenza del discorso del nostro Presidente, non è un’opinione; anche se – ad onor del vero! - se i partiti continueranno a far circolare i nomi impresentabili che si sentono negli ultimi tempi solo perché all’anagrafe si attestano sui trenta o perché fanno bene la claque in giro per l’Italia, allora è meglio attendere un po’ e ripassare tra vent’anni!
AMEDEO CANALE